Domenica a Charleston, in South Carolina, Rick Perry, il governatore del Lone Star State, ha annunciato la propria candidatura, tardiva quanto carica di aspettative. Il che cambia tutto. Tanto per dare un’idea: l’ex governatore del Massachussetts Mitt Romney, sino ad ora considerato il favorito, pur non partecipando ufficialmente alla consultazione ha preso 567 voti; Perry, che oltre ad essere anche lui formalmente fuori dalla votazione si era candidato da poche ore, ne ha presi 718.

Certo, essere governatore del Texas non è cosa da poco. Se fosse una nazione indipendente oggi sarebbe la dodicesima potenza economica del mondo, grosso modo alla pari con la Russia; e negli anni in cui il Massachussetts governato da Mitt Romney si piazzava al 47esimo posto su 50 nella classifica della creazione di posti di lavoro, il Lone Star State ha conquistato saldamente il primo posto. Si calcola che nell’ultimo decennio, mentre gli Usa nel loro complesso hanno perso più di due milioni di posti di lavoro nel settore privato, il Texas ne abbia guadagnati oltre settecentomila. Ma soprattutto dall’estate del 2009 ad oggi, da quando cioè si considera conclusa la Grande Recessione e partita la fase di “ripresa” che in questi giorni si teme stia precocemente esaurendosi, il Texas, da solo, ha prodotto più di metà dei nuovi posti di lavoro creati in tutti gli Usa. Lo scorso dicembre la democratica Brookings Institution ha sfornato la classifica delle “venti città che guidano la ripresa” in base alle nuove assunzioni: in una Top20 nella quale nessun altro Stato era presente con più di due città, sei erano texane. Ad identiche conclusioni giunge la rivista Forbes che ogni anno stila una classifica “The Best Cities for Jobs”: le prime postazioni sono esclusivo appannaggio delle città texane.

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